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Mario Nanni è stato un partigiano sulla montagna bolognese. Nel dopoguerra è diventato un artista prestigioso. Alla fine della sua carriera, ha recuperato la sua esperienza nella Resistenza e ha prodotto alcune opere di fondamentale importanza per la memoria pubblica della strage di Monte Sole.
Nel novembre 1941 partì per il servizio militare. Arruolato nel 6º Reggimento genio, trascorse alcuni mesi a Bologna, frequentando anche corsi serali all’Accademia. Nel 1942 ottenne la qualifica di telegrafista e partecipò a esercitazioni tra Bolzano e Santa Maria Capua Vetere. Nell’aprile 1943 fu trasferito a Roma; l’8 settembre si trovava nella caserma Forte Trionfale a Monte Mario. In assenza di ordini e temendo l’arresto da parte dei tedeschi, decise di tornare a casa: salì su un treno, scese a San Giovanni Valdarno e rientrò a Monzuno con mezzi di fortuna.
Dopo alcune settimane tranquille, il 18 novembre fu richiamato alle armi dalla RSI, ma scelse di nascondersi come molti compaesani. Ai primi di luglio 1944 raggiunse Belpoggio e si unì ai partigiani della brigata Stella Rossa, entrando nel terzo battaglione comandato da Otello Musolesi.
Il 28 settembre 1944 iniziò il rastrellamento nazifascista nell’area tra Setta e Reno, culminato nell’Eccidio di Marzabotto. Mario si trovava a Caprara di Sotto: travolti dall’offensiva, i partigiani tentarono di ripiegare verso Grizzana, ma furono dispersi. Seguì Guido Fanti verso est per raggiungere gli Alleati. Insieme agli amici Ferruccio e Ivo Teglia vagò tra i monti, tra nebbia e pericoli, nutrendosi di castagne e acqua. Dopo giorni difficili arrivò a Bellaria, dove gli americani li soccorsero; quindi raggiunse Serracava e riabbracciò la famiglia.
Assunto come impiegato comunale e contribuì a organizzare una sede provvisoria in attesa della liberazione di Vado, avvenuta il 19 aprile 1945. Nel 1946 si trasferì a Bologna per intraprendere la carriera artistica: diplomatosi all’Accademia, frequentò gli ambienti culturali e aderì al PCI, che lasciò nel 1956 dopo i fatti d’Ungheria.
Dopo un iniziale periodo figurativo, fu tra i primi in Italia ad aderire all’arte informale. Nel 1955 tenne la prima personale; in seguito espose a Milano, Roma e Alessandria d’Egitto. Nel 1960 divenne insegnante al Liceo artistico e poi all’Accademia, dove lavorò fino alla pensione. Nel 1984 partecipò alla Biennale di Venezia.
Nel 1996 raccontò la sua esperienza a Montesole e nel 1997 realizzò il Monumento ai caduti di Monzuno. L’ultima mostra fu dedicata alla Resistenza. Morì il 23 novembre 2019 a Bologna.